Dargli un senso

L’avvio della squadra di governo messa insieme da Enrico Letta, caratterizzato da vari protagonismi spesso stonati di ministri e sottosegretari, forse ancora increduli della funzione cui sono stati chiamati da una vicenda politica ancora difficile da decifrare, hanno dato voce a opinioni personali senza curarsi affatto della necessaria coesione dell’esecutivo. Il quadro che ne viene fuori sembra un collage casuale, privo di un disegno e persino di un tono generale dominante. Toccherà al vertice del governo, se ne ha l’autorità, provvedere, possibilmente in fretta e in modo equilibrato, perché altrimenti le sfilacciature diventeranno presto crepe.
4 AGO 20
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L’avvio della squadra di governo messa insieme da Enrico Letta, caratterizzato da vari protagonismi spesso stonati di ministri e sottosegretari, forse ancora increduli della funzione cui sono stati chiamati da una vicenda politica ancora difficile da decifrare, hanno dato voce a opinioni personali senza curarsi affatto della necessaria coesione dell’esecutivo. Il quadro che ne viene fuori sembra un collage casuale, privo di un disegno e persino di un tono generale dominante. Toccherà al vertice del governo, se ne ha l’autorità, provvedere, possibilmente in fretta e in modo equilibrato, perché altrimenti le sfilacciature diventeranno presto crepe. Naturalmente non basteranno gli inviti alla sobrietà e alla responsabilità: con le prediche nessun premier ha mai ottenuto un granché e nessuno può dare lezioni in questo campo (nemmeno Mario Monti che ha dovuto assistere alla rissa in pieno Parlamento tra il diplomatico ministro degli Esteri e l’ammiraglio ministro della difesa).
Sarà necessario definire con precisione gli ambiti nei quali il governo sceglie di assumere direttamente la guida sulla base del programma concordato, e quelli nei quali invece decide di affidarsi a una dialettica parlamentare, ottenendo comunque dai partiti di maggioranza l’impegno a non perseguire in Aula finalità opposte a quelle definite nelle riunioni del Consiglio dei ministri. La tradizionale distinzione tra materie istituzionali o eticamente sensibili affidate prevalentemente alla dialettica parlamentare e materie politiche più immediate legate all’azione di governo, nella situazione attuale non può valere automaticamente, al più può segnalare una tendenza. Letta ha legato la sorte del suo esecutivo alla realizzazione, in tempi definiti, di un credibile percorso di riforme istituzionali, il che implica un impegno diretto dell’esecutivo. Il governo deve assumere un’identità politica definibile e difendibile, in cui l’impegno di servizio al paese si articoli in modo concreto e coerente. Altrimenti rischia di essere solo una cornice retorica all’interno della quale si può dire tutto e il contrario di tutto, più o meno com’è capitato in questi primi giorni. Trovare linee di convergenza che non siano semplicemente la giustapposizione di posizioni diverse è difficile, ma la scommessa cui i partiti di maggioranza hanno accettato di sottoporsi è proprio quella di trovare o almeno di cercare sintesi innovative, che è il contrario esatto della ripetizione di slogan elettorali reciprocamente contundenti.